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Dopo la prima guerra mondiale gli Odescalchi, ex feudatari di Bracciano, destinano parte del loro latifondo libero dagli usi civici alla mezzadria.

Le terre che possedevano a Monte Castagno, Monte Arsiccio, Monte San Vito, Porcareccia, Donganella e nei Quarti vennero frazionate e organizzate in poderi. Ciascun podere consisteva in una casa colonica, una stalla, un fontanile, un rimessaggio per gli attrezzi e sufficiente terra da destinare a frumento, orto, vigna, oliveto e pascolo. In cambio della casa e dei mezzi di produzione i coloni si impegnavano a versare a principi e principesse parte della produzione e a manutenere attrezzi e edifici.

All’epoca i rapporti tra latifondista e colono erano formalizzati nel Libretto Colonico, documento previsto e normato dagli articoli 1662 e 1663 del Codice Civile del 1865, completamente diversi dagli articoli di pari numerazione del Codice Civile attualmente in vigore, che risale al 1942.

Gli articoli del Codice Civile

1662. Il libro del locatore, se contiene le partite di debito e di credito con indicazione di tempo e di causa, e se le partite medesime sono state di mano in mano annotate in altro libretto da conservarsi presso il colono, fa piena prova tanto a favore del locatore quanto contro di lui, ove il colono non abbia reclamato prima della scadenza di quattro mesi dalla data dell’ultima partita. Fa la stessa prova il libretto che il colono conserva presso di sé, purché sia scritto dal locatore nella maniera sopraccennata. Non presentandosi dal locatore o dal colono il proprio libretto, perché andò smarrito o non se ne ebbe cura, si sta a quello che viene presentato.

1663. Il libretto tenuto dal locatore e dal colono nella forma indicata nell’articolo precedente fa prova eziandio dei fatti, che possono essersi tra loro convenuti in aggiunta o a modificazione delle regole stabilite in questo capo.

Il libretto colonico

Il libretto colonico svolgeva tre funzioni: era il contratto con cui si statuivano i rapporti tra locatore e conduttore del fondo, formava l’inventario dei beni al momento della consegna, ed era lo strumento con cui si registravano le attività e le variazioni durante la conduzione dell’attività.

Era redatto ed aggiornato dal latifondista in duplice copia: una per sé e una per il colono. Quest’ultimo doveva custodire la propria copia gelosamente, altrimenti sarebbe diventato prede del padrone, che avrebbe potuto modificare a piacimento l’originale in suo possesso.

Grazie alla tipografia Strabioli conosciamo il libretto colonico in uso nei latifondi Odescalchi, grazie a un esemplare vergine del 1929.